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Passare alle rinnovabili conviene. Cosa frena la transizione?

lampadina simbolo delle energie pulite

Non appena scoppiata la guerra in Ucraina è tornato pressante l’interrogativo sul futuro energetico dell’Italia e dell’Europa e si è riacceso il dibattito attorno al ruolo indispensabile delle rinnovabili nel mix energetico per mitigare la dipendenza dalla fornitura di gas dall’estero. Ma le rinnovabili davvero convengono? E perché?

Le rinnovabili contro la dipendenza energetica e la crisi climatica

Se più volte abbiamo già affrontato la questione della dipendenza energetica, non va certo dimenticata la un’altra questione cruciale per il nostro futuro: la crisi climatica. Proprio in questo periodo di instabilità geopolitica e di forte preoccupazione per i nostri approvvigionamenti energetici, sono arrivati i dati di un nuovo report dell’IPCC in cui ancora una volta gli scienziati avvertono della mancanza di tempo per bloccare gli effetti peggiori dei cambiamenti climatici. O meglio, il tempo per contenere il surriscaldamento globale al di sotto di 1,5°C potrebbe ancora esserci ma è davvero poco. Dobbiamo necessariamente ridurre le emissioni di gas climalteranti che riversiamo nell’atmosfera, un obiettivo che chiaramente stona rispetto ai rimedi messi in atto nelle ultime settimane per sopperire alla possibile mancanza di forniture di gas dalla Russia, in primis la riapertura delle centrali a carbone chiuse anni fa. Tra il 2010 e il 2019 il mondo intero ha generato più emissioni di gas serra di qualsiasi altro decennio e i settori maggiormente responsabili (cioè quelli che di fatto utilizzano maggiormente combustibili fossili) sono quello energetico e quello industriale con rispettivamente il 34% e 24% di emissioni prodotte. Se in passato avessimo spinto con decisione sulle rinnovabili oggi potremmo vantarci di una lungimiranza che avrebbe potuto mitigare maggiormente sia i cambiamenti climatici che, almeno in parte, le preoccupazioni relative agli approvvigionamenti da Est.

Cosa frena la crescita delle rinnovabili?

Il grande economista Jeremy Rifkin è soltanto uno tra i tanti studiosi che concordano sul ruolo positivo delle rinnovabili per superare lo scenario attuale. La guerra “ci serve da stimolo per una scossa positiva. Non credete a chi parla di un periodo chissà quanto lungo per liberarci dall’energia fossile. Sono i frutti avvelenati della campagna di marketing dei russi che ci hanno fatto credere che senza il loro gas non si poteva andare avanti. Quasi senza accorgercene ci siamo adagiati in questa situazione fermando lo sviluppo delle energie rinnovabili”, sostiene Rifkin, sottolineando che in pochi giorni siamo in grado di attivare impianti solari e eolici e che con le nuove tecnologie l’energia rinnovabile è la più economica disponibile. Qual è allora il problema? Secondo Rifkin la crescita troppo lenta delle rinnovabili è conseguenza della resistenza delle comunità locali unita alle barriere burocratiche. Resta poi un problema a monte: le pressioni della lobby del fossile.

Le rinnovabili convengono, emerge anche dai dati finanziari

Già almeno dal 2013 i rendimenti del portafoglio globale dedicato alle rinnovabili sono migliorati anno dopo anno. Nel 2015 le performance finanziarie delle energie pulite hanno superato per giunta quelle del portafoglio fossile, come svela un rapporto del Center for Climate Finance & Investment presso l’Imperial College Business School. Insomma, investire nelle energie rinnovabili conviene già da qualche anno ma sembra che i governi non ne siano convinti, a differenza delle aziende e degli investitori privati che in tutto il mondo hanno già scommesso sulla transizione ecologica con risultati notevoli. Tesla docet. 

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